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Questa non è un’analisi della sconfitta

sabato, Marzo 17th, 2018

Questo blog sarà un banco di prova. Vorrei potervi spiegare quale sia il lettore a cui mi rivolgo, il tipo di contenuto che qui condivido, e il registro con cui mi rivolgo a voi: ma non so niente di tutto ciò. Dal titolo, si potrebbe intuire che il mio intento sia quello di fare della divulgazione, oppure comunque di fare da aggregatore di contenuti scientifici. In realtà devo dire che su quel fronte c’è chi lo fa molto meglio di me, e non credo che il mio apporto possa essere in alcun modo significante (o, per lo meno, allo stato attuale delle cose). Per ora l’idea che ho di come riempire questo foglio bianco è di riproporre articoli e report da diversi canali, per lo più digitali, accostando diversi punti di vista e umilmente proponendo le questioni che ritengo personalmente importanti. Ecco, tutto qui.

Non mi dispiacerebbe cimentarmi in una scrittura di tipo narrativo; però ecco, a questo punto metterei insieme troppe cose assieme. Diciamo che non ho nemmeno un’inclinazione naturale a condividere le profonde oscurità dell’anima, come invece magistralmente fa Umberts. Magari più in là.

Come primo post pilota, vado un po’ sull’ovvio-ma-inevitabile: l’Italia post-elettorale. Tante riflessioni di coloro che si ritengono di sinistra sono rancorose analisi della sconfitta (mi riferisco, ad esempio, a «La sinistra inutile» di Enrico Sola, ma basta sfogliare un quotidiano nazionale qualsiasi per fiutare il malumore), che puntano il dito di qua, il dito di là. Il sentimento di delusione di chi ha seguito la tradizionale maratona televisiva mentaniana è rimasta come un peso nello stomaco, e tuttora pesa. Davvero questa è l’unico atteggiamento che può assumere la sinistra italiana (quella sconfitta, che va dal PD a Potere al Popolo, passando per Liberi e Uguali) e chi l’ha votata?

La sinistra non riesce più a prospettare un cambiamento reale per la vita delle persone, dice Gaetano Azzariti sul Manifesto del 12 Marzo. E in effetti basta guardare alle proposte per capire quale fosse lo spirito con cui si sono affrontate queste elezioni. La campagna del Partito Democratico è stata regressiva e poco propositiva, come è evidente dallo spot (tra l’altro abbastanza imbarazzante, soprattutto in retrospettiva) che hanno lanciato qualche settimana fa. Una campagna che guarda indietro, all’esperienza di governo, e non avanti, a parte cento proposte tipicamente à-la-Renzi come bonus e elargizioni dal sapore prettamente propagandistico. Liberi e Uguali ha puntato totalmente sulla figura di Grasso come leader istituzionale e buono, che, come dice D’Orsi nei suoi Appunti Postelettorali, doveva ispirare fiducia e tranquillità e invece ha finito per esprimere un’insopportabile noia. Tra l’altro ciò che ha tenuto molti italiani alla larga dalla nuova forza politica di Pietro Grasso è stata la sua entourage, composta dei vari Bersani, Speranza, Civati e soprattutto D’Alema. Una banda di perdenti. Per ciò che riguarda Potere al Popolo rimando all’analisi di D’Orsi, molto approfondita, ma sostanzialmente il problema era la mancanza di una solida riflessione e il fatto che i candidati fossero pressoché sconosciuti, per la maggior parte provenienti dalle varie “lotte”.

Ma invece di pensare ai risultati di questa tornata elettorale come una sconfitta totale senza via d’uscita, perché non cogliere l’occasione per stare un po’ in campana e prendersi un po’ di tempo per riflettere? È quello di cui hanno bisogno i partiti e i movimenti della cosiddetta sinistra italiana che convinta di essere ancora amata dagli italiani, si è ritrovata violentemente abbandonata. È finita la stagione degli amori, e guai se il PD o chi per loro adesso fanno gli indispettiti, perché rischiano non solo di restare una minoranza, ma proprio di scomparire. Hanno perso il contatto, ma questo è il momento giusto per ripensare con calma alle basi di quella che oggi è ufficialmente la minoranza del paese. A quanto pare però Renzi non demorde e nemmeno dopo una sconfitta così eclatante riesce a rassegnarsi alla fine del suo protagonismo politico.

Abbiamo ben visto che la sinistra che rincorre le idee propugnate dalla destra (irrigidimento nei confronti dei migranti, vedi Minniti) non è stato che controproducente, andando ad alimentare anzi le file delle varie Lega o Cinque Stelle. Anche le risposte flebili o comunque soltanto di facciata rispetto ai fatti di cronaca poco rosei (attacco a Macerata, omicidio di Idy Diene per fare due esempi recenti) nel tentativo di arraffare qualche voto fuori dal proprio consueto dominio è stato evidentemente controproducente.

Ora il palco è in mano alle due forze maggiori, la coalizione di centro destra e il Movimento Cinque Stelle, ed è giusto che non si mettano loro i bastoni fra le ruote. Prima di tutto, per rispetto del settanta e passa per cento di aventi diritto al voto che hanno liberamente fatto la loro scelta. Secondo di poi, usando dei termini da circolo Arci (o Acli, a seconda delle vostre preferenze), è giusto che gli italiani abbiano il governo che si meritano. Lo stesso tipo di riflessione vale per gli Stati Uniti, vale per l’Austria. Sono piuttosto sicuro che sarà una lunga stagione politica dai toni grigi per progressisti e democratici, ma adesso tocca a loro lavorare sottotono per ricostruire da capo una visione credibile e a lungo termine di un futuro per l’Italia, l’Europa e eventualmente il mondo intero. Ai posteri, poi, l’ardua sentenza.

Riferimenti

  1. Enrico Sola, «La sinistra inutile. Riflessioni su un paese che ha finalmente le idee chiare»
  2. Angelo D’Orsi, «Appunti postelettorali. Un tentativo di analisi gramsciana» – Micromega
  3. Thomas Jones, «Who killed Idy Diene?» – LRB blog
  4. The Guardian view on Italian elections: a lesson for progressives – The Guardian